Come ti valorizzo il soffritto

Guarda, io come cuoca non valgo molto. Non ho ancora capito se cucinare mi piace: a volte sì, a volte no. Non sono di quelle che preparano manicaretti gustosi in relax o allegria (o tutt’e due) sorseggiando da un calice con aria ispirata ed efficiente. Non sono nemmeno di quelle che improvvisano  una cena sopraffina per quindici col sorriso sulle labbra e  che dicono: “Nooo, ma scherzi? Ci ho messo pochissimo, pensa, sono rientrata anche tardi, ma a fare ‘sto cigno ripieno non ci vuole niente, blablabla” .

Io adoro avere gli amici da me per cena. Ma se cucino io,  la mia espressione mentale è quella dell’Urlo di Munch. Prima, durante e dopo la cena.

La fase del Prima della cena mi causa stress perché mi lambicco a pensare al menù: tengo aperte mille possibilità anziché DECIDERE una volta per tutte. Penso ai pro e contro, formulo fantaipotesi, sogno cene in cui si parla e si mangia sempre, mai sazi né di cibo né di parole.

Nella fase Durante la cena, anzi, diciamo per tutto il giorno che la precede lo stress è allo zenit: dato che fino all’ultimo ci sono almeno due opzioni per  portata a causa della mia strutturale irresolutezza (che sia perché sono dei Pesci?), la spesa risulta non solo caotica bensì insufficiente. Cioè, se per il primo sono aperte le opzioni  1 e 2, sta’ sicura/o che farò la spesa bene attenta a procurarmi tutto l’occorrente per  1, salvo decidere una volta arrivata a casa, di solito ormai al crepuscolo,  che no,  è meglio la 2: per quest’ultima mancherà almeno un ingrediente, of course, di solito quello ESSENZIALE, la conditio sine qua non, il basilico per il pesto, per capirci, o le patate per gli gnocchi. Occorrerà dunque correre a procurarselo in extremis, accumulando ritardo  e stress su quelli  già maturati nella fase  Prima della Cena.

Quella del Dopo la cena, è una fase di recriminazioni e di sensi di colpa, il trionfo del periodo ipotetico dell’irrealtà, degli avrei voluto e dei non avrei dovuto.

Vuoi che ti parli della preparazione? Ok, allora devi sapere che sono lenta, irrimediabilmente lenta. Ah, e disorganizzata, anche lì irrimediabilmente. Non importa quanto prima io cominci a cucinare, non importa quanto ingegnosamente io abbia pianificato i lavori: alla fine  riuscirò sempre ad incasinarmi e a far sembrare la  cucina come il centro storico di Hiroshima appena dopo la bomba, darò in escandescenze con tutti i membri della mia famiglia per le ragioni più svariate, distruggendo equilibri interpersonali delicati che impiegheranno poi diversi giorni a ristabilirsi e arriverò ad accogliere gli ospiti con l’aspetto rilassato e fresco di Sisifo.

E poi soprattutto, SOPRATTUTTO, quando ho degli ospiti dimentico cose fondamentali, le tabelline, capito? Cose come il sale, ad esempio, oppure l’uovo –  l’uovo, nientemeno – nella torta. Lascio scuocere la pasta, attaccare il risotto, e poi brucio, brucio, brucio tutto.  L’Apocalisse.

Ti basta? Ecco, tutto questo pistolotto (Dottor Divago, mi chiama mia mamma) serve a farti capire, cara amica o caro amico, con quanta umiltà io mi accinga a darti questa ricettina. Non mi atteggerò a Parodi de noantri, facendoti sembrare tutto facile ed immediato, lasciandoti ad immaginarmi mentre, efficiente e taccodotata, maneggio padelle e mezzelune con la disinvoltura di un consumato giocoliere. No, io te lo dirò sempre sinceramente quando una cosa è difficilissima, quando una certa operazione è una palla e quando una certa ricetta riesce bene una volta su cinque.

Non preoccuparti, non faccio mai niente di difficile. Inoltre la mia ricettina si colloca benissimo nel clima generale di austerità in cui ci troviamo a vivere: massima resa col minimo sforzo ed il minimo rischio (e la minima spesa, aggiungo io).

Allora, devi prendere le tre verdure del soffritto: sedano, carota e cipolla. Facciamo che dobbiamo cucinare per 5 o 6 persone? Allora servono circa quattro gambe di sedano freschissime (ci devi togliere i fili, ricordati), circa tre o quattro carote e una bella cipolla. Triti tutto quanto insieme a due bei rami di rosmarino: il trito non deve essere particolarmente fino perché in realtà il soffritto è il protagonista, non fa da coro, da base e basta, capito? Quindi è bello che si vedano i pezzetti di carota e di sedano, per una volta che hanno un ruolo principale diamo loro visibilità, ti pare? Mi raccomando il rosmarino, che sia abbondante, altrimenti il trito di verdure non ha verve. Una volta ottenuto il trito lo metti in una bella padella con un po’ d’olio d’oliva, poi aggiungi acqua (deve coprire bene la verdura), sale quanto basta per rendere il brodino ottenuto ben saporito e lasci cuocere. Non fare come faccio io, non bruciare tutto: stai lì intorno, mescola ogni tanto e lascia assorbire tutta l’acqua. Le verdure devono diventare morbide ma asciutte, spegni tutto quando il liquido sul fondo della padella è solo un velo un po’ colloso e pieno di bollicine. Assaggia: se non è ben saporito, aggiungi sale.

Poi fai la besciamella. Se non la fai mai, segui l’ortodossia, ognuno ha il suo Libro. Se invece sei già pratica/o, puoi sperimentare. Questa besciamella deve essere particolarmente saporita, un po’ più salata del normale, ma non deve coprire il sapore delle verdure. Quindi, risparmia un po’sul burro, puoi anche allungare il latte con dell’acqua. Se ce l’hai grattugiaci dentro un po’ di noce moscata e aggiungi del parmigiano.

Prendi una confezione di pasta all’uovo per lasagne, di quelle in cui le sfoglie siano già pronte per l’uso, così da evitare la struma (vicentino per indicare un lavoro lungo e fastidioso) della sbollentatura delle stesse in acqua salata (mi si dirà: Ma così il pasticcio non risulterà morbido! Risponderò: A me il pasticcio un po’ croccantino lungo i bordi non dispiace. Ma comunque fate voi. Volete sbollentare? Sbollentate, allora, sono forse io il custode di mio fratello?).  Foderi il fondo di una pirofila con tre o quattro sfoglie, poi ci distribuisci sopra un bello strato del nostro soffritto, lo spolveri con un bel po’ di parmigiano e lo copri con uno strato discreto di besciamella (non troppa, mi raccomando, ché altrimenti ci copre il nostro trio di primedonne), poi un altro strato di sfoglia e compagnia bella fino a che non esaurisci tutti gli ingredienti: sull’ultima sfoglia inverti l’ordine degli addendi, prima la besciamella, poi il soffritto con il parmigiano sopra, così che si crei una crosticina superiore deliziosa.

Facile, te lo giuro, è facile.

Annunci

2 Risposte to “Come ti valorizzo il soffritto”

  1. angagno Says:

    Tempo ? Quanto? Dove? Microwave ) si può? Servono i dettagli ….

    • ildiariodistefi Says:

      Facciamo una mezz’oretta o poco più nel forno tradizionale? Non so, potrebbero essere 180°C a forno ventilato per la prima mezz’ora e poi circa dieci minuti di gratin. Una volta fatto, offro la mia consulenza GRATUITA per valutare il risultato. Io porto il chinotto fresco.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: